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Il Freddo


07 Jan
07Jan

Il freddo è un qualcosa che ricorderò sempre, accompagnato da tutti gli altri sintomi ovviamente, ma quel gelo, nonostante avessi quattro coperte pesanti un piumone e una felpa col cappuccio non lo dimenticherò mai. 

Rannicchiato in posizione fetale cercando un po di calore dal proprio corpo, allungarsi diventava impossibile perché i brividi aumentavano tanto da farmi battere i denti. 

Mi lamentavo come si lamentano gli anziani in ospedale, ricordi che riaffiorano dai mille ricoveri che ho fatto nell'arco della mia vita, ad assistermi la mia compagna Giorgia, inerme e quasi incredula. 

Faticavo ad alzarmi per andare in bagno, pensare di chiamare il 118 diventava un'idea plausibile e indispensabile, non respiravo bene, ero in piena dispnea respiratoria e insieme alla tosse, la febbre e il freddo, iniziavo a prendere coscienza del fatto che forse a quel punto, non era colpa della corsa e del post sforzo, stop alle bugie, bisognava agire e non perdere più tempo. 

Il 25 notte, il giorno di Natale, credo di aver vissuto il peggio e quasi lo ricordo a malapena. 

Avevo preso una Tachipirina per cercare di far scendere la febbre e nel frattempo non respirando quasi più, facevo chiamare dalla mia compagna il mio pneumologo e amico Paolo Serra il quale mi invitava ad andare subito in ospedale, ma io sentivo di non farcela, non riuscivo neanche ad alzarmi, mi serviva un qualcosa di immediato. 

Sei milligrammi di bentelan presi tutti d'un fiato con la promessa di chiamare il 118 dopo, quel farmaco mi sarebbe servito per darmi un minimo di fiato per poi chiamare aiuto.

Nel delirio più totale chiedevo alla mia compagna di prendere l'immaginetta della Madonna e una candela benedetta che mi aveva regalato un amico sei giorni prima, presi dalla Basilicata di Bonaria. Ero arrivato al punto di pensare di non farcela, sentivo la morte addosso e ripensavo a mio padre che prima di andarsene diceva a mia mamma chiaramente che sarebbe morto.

Non so neanche io come spiegare quel momento, nella mia vita ne ho passate tante e vicino alla morte ci sono andato più volte, ma mai come quel giorno, mai sentito così vicino al trapasso come quella notte. 

Non dormimmo, pregammo, per quello che ricordo, intanto il bentelan faceva effetto, sentivo la testa scoppiare e tutto era e continuava ad essere maledettamente confuso e interminabile. 

Riprendevo a respirare finalmente, ma la sensazione di gelo e paura non mi faceva schiodare dal mio letto, pensavo che se mi fossi alzato sarei morto, così, aspettammo il mattino, sapevo che mia cugina era in turno al policlinico e dopo averla sentita e ricevuto la mia dose di cazziamento, mi avviai verso l'Ospedale. 

Arrivai in condizioni disastrose, piegato dalla fatica, dai brividi, dal freddo ma dovevo capire, dovevo fare qualcosa, dovevo scoprire che cosa stesse succedendo veramente, affrontando il problema prima che fosse troppo tardi o passare un altra notte in preghiera, forse l'ultima. 

Una volta entrato in ospedale, tutto sembrava ancora più surreale di quello che già non avessi vissuto prima. 

Era come se stessi vivendo un film o una scena di un altra persona, infermieri vestiti in tuta, distanze, medici irriconoscibili, ancora tute, maschere mascherine e lo stanzone a cui ero abituato nei vecchi ricoveri, ricchi di medici e infermieri, era vuoto, tutto per me. 

La stanchezza mi costrinse a sdraiarmi nel lettino, avevo ancora freddo e domandai una coperta. C'era una porta che si apriva e da quella porta enorme spuntava una infermiera o dottoressa che faceva le debite domande a cui a fatica rispondevo. 

Tempo zero ed ero a fare una Tac più il tampone molecolare. 


La Tac riscontrava una broncopolmonite e il tampone non lasciava scampo, POSITIVO AL COVID - 19 

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