AperiVino con l'Autore martedì 25 ore 20.30 a Cagliari wine bar 7 di vino...Vi aspetto.


23 Feb
23Feb

Ogni racconto è un viaggio nella memoria e sulla memoria trova fondamento l’eco del pensiero.

Così il racconto di Zorcolo è un viaggio in se stessi attraverso la memoria della malattia e della sfida personale, ma racchiude in sé tutta l’atmosfera e l’emozionalità del saper lasciare un porto sicuro verso orizzonti sconosciuti. Orizzonti che fanno paura, non se ne vedono i confini, paiono infiniti. Eppure ci sono persone che quei confini li vedono soltanto nella propria mente e osano sfidarli e sfidarsi sino all’inverosimile, laddove la ragione si arrende ad una volontà ribelle che nulla le concede.

Così è anche il protagonista e autore di questa straordinaria e duplice esperienza: affronta le onde e le turbolenze di una vita certamente difficile, di cui ha descritto le sofferenze, sin dalla più tenera età, nel precedente racconto autobiografico.  Eppure, attraverso l’ironia e l’autoironia, esorcizza il passato e supera il presente con una straordinaria forza di volontà.

Il racconto si snoda  attraverso due sentieri e duplice è la prospettiva da cui l’autore li osserva: un letto di ospedale e parallelamente, in netto contrasto, un mondo esotico, orientale. Di entrambi questi mondi si mettono in risalto, con finezza e abilità espositiva, dettagli che assumono una dimensione polivalente: grottesco, emotivo, passionale ed entrambi i mondi si imprimono nella mente del lettore attraverso colori contrastanti. Ecco allora che il “bianco ospedale”, quello delle luci fredde e dei corridoi neutri, quello delle notti insonni e del rantoli degli infermi, si illumina dei volti dei personaggi che colorano la narrazione attraverso paesaggi interiori variopinti, a volte a tinte scure, altre color pastello. Questi personaggi, presentati attraverso continui flashback, lasciano un sapore agrodolce e costruiscono mosaici di vite parallele che si intersecano alla vita del protagonista attraverso trame di paure, insoddisfazioni, imperfezioni, incoraggiamenti e sfide.

L’urgenza della scrittura appare il farmaco più potente per affrontare la malattia, abbattere le barriere e scavalcare i muri dell’insicurezza. “Battere i tasti”, nelle ore in cui la noia sopraggiunge o il respiro del proprio vicino si fa corto, diviene una forma di terapia per superare il dolore fisico e mentale, per trovare la propria ispirazione e personale motivazione per vincere la sfida delle sfide: lo sport, con e nonostante l’asma e tutti i fantasmi che questa porta con sé.

Il triathlon, nella sua versione più estrema, quella dell’Ironman, subentra prepotentemente nella vita di Roberto e la sconvolge completamente. Un mondo, quello dell’Ironman, che sembra presidio di pochi, folli e audaci. Eppure in questo universo così esclusivo, rientrano in primis i sognatori, coloro che vogliono percorrere un cammino interiore di fatica, pensieri e solitudini che solo le lunghe distanze sanno offrire. La mente ti guida, ti ostacola, oscilla tra il bene ed il male e tu, solo tu, devi essere in grado di domarla senza frenarla, perché è anche la tua migliore alleata.

Frutto e compendio del primo libro, “Tutto è possibile Lo sport oltre l’asma”, questo nuovo racconto ha un impatto più ragionato, ma sempre emotivamente diretto, così come lo è il suo autore.

Roberto è proprio questo: un sognatore che gioca a dadi con la passione e lancia sul tavolo verde della vita sempre nuove emozioni e sensazioni. Con una scrittura adrenalinica, elettrizza ricordi, crisi e avventure, lasciando bruciare ansie, fobie e sofferenze nel fuoco sacro dell’immediatezza. E ha un’unica ragione di vita: tutto è ora, è qui. Tutto è possibile.

Come dargli torto?

Michela Dongu.

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